A Palazzo Fazio l'anteprima di "Atto senza parole"

Capua (CE) - 9 marzo 2025

Articolo di Annibale Bologna

 

"Atto senza parole", rappresentazione  teatrale liberamente ispirata all'omonimo testo  del drammaturgo  Samuel Barclay Beckett, e' la narrazione di cui, presso il Teatro Fazio di Capua, hanno potuto godere, nel senso piu' profondo del termine, gli appassionati delle opere  dello scrittore che, nella rivisitazione posta in essere dal regista Antonio Iavazzo, ancor di piu' hanno avuto modo di apprezzare l'insita essenzialita' caratterizzante il  messaggio filosofico del drammaturgo.
Non a caso, il Regista  nel salutare il pubblico, ha sottolineato che con  la sua rivisitazione  ha semplicemente  "giocato a sottrarre", rendendo ancor di piu' ermetico il messaggio  insito nella rappresentazione.
Ed il  suo "osare" gli ha dato, alla fine,  indubbia  ragione rendendo ancor di piu' palesemente visibile  quella fatica di vivere che si cela in ognuno di noi. Essa, nella rappresentazione, ha preso forma  attraverso il lento ma mai inutile movimento dei  due corpi, insaccati, presenti sul palco (Gianni Arciprete e Gennaro Marino) che in modo chiaro rendono palese il disagio determinato dalla ripetitivita' del "fare" quotidiano scandito, nel caso di specie, dall'ossessivo suono meccanico determinato da un orologio invisibile, presenza costante ed ingombrante che  accompagna l'intera  rappresentazione.
I gesti dei  due corpi, contenuti  nei due sacchi apparentemente protettivi ma dal valore  violentemente restrittivo per delle anime oramai sfinite dalla ripetitivita' del  quotidiano, sono assurdamente lenti. E tale lentezza e' la chiave di lettura dell'intera rappresentazione essendo essa  intrisa di rassegnato pessimismo, la cui causa  rende l'uomo non  gestore del proprio tempo bensi' prigioniero dello stesso e dei suoi illogici meccanismi.
Infatti il  movimento dei due (ottimi) personaggi e' non-azione allo stato puro, palesemente priva di sentimento, caratterizzata da un atteggiamento "zen" allo stato piu' puro del termine.
Lo scandire, ossessivo,  dei secondi da parte dell' orologio indica ai due interpreti  l'inevitabile  appuntamento  col sacco nel quale occorre ritrarsi con metodica puntualita'.
Il Regista ha specificato che nella sua rivisitazione non si sono  volute rappresentare sia pur ravvisabili patologie mentali, bensi' semplicemente ricreare i ritmi ossessivi di una  vita il cui senso e' davvero, per noi tutti, un fitto mistero.
Ottimo il riscontro dell'entusiasta platea che, con applausi a scena aperta, ha voluto rendere omaggio al regista ed ai due bravi e profondi interpreti. 

Consulta Faziopentheater 2024 - 2025

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