Teatro Garibaldi: stagione 2018/19
S. Maria C. V. (CE) – dal 16 novembre 2018 al 30 Marzo 2019
Comunicato stampa
Martedì 30 e mercoledì 31 ottobre, ore 21,
Diana Or.i.s presenta Vincenzo Salemme in "Con tutto il cuore" scritta, diretta
e interpretata da Vincenzo Salemme
con (in o.a.) Domenico Aria, Vincenzo
Borrino, Antonella Cioli, Sergio D’Auria, Teresa Del Vecchio, Antonio Guerriero,
Fernanda Pinto, Giovanni Ribo’
scene Gilda Cerullo e Renato Lori, costumi
Francesca Romana Scudiero
luci Umile Vainieri
Il mio nuovo spettacolo sarà
ancora una commedia, nel senso più scolastico della parola. Perché anche
stavolta, come nella mia precedente "Una festa esagerata", vorrei che il
pubblico si divertisse molto. E perché anche stavolta al centro della vicenda
c'è un piccolo uomo, il mite insegnante di lettere antiche Ottavio Camaldoli,
che subisce un trapianto di cuore, ma non sa che il cuore gli è stato dato in
dono, è quello di un feroce delinquente, Pasquale Mangiacarne, morto ucciso, il
quale prima di morire ha sussurrato alla mamma, feroce quanto lui, le ultime
volontà: che il proprio cuore possa continuare a pulsare anche dopo la sua
morte, affinché colui che lo riceverà in dono (Ottavio appunto), possa
vendicarlo.
Il povero Ottavio però, pur avendo effettivamente cambiato il
cuore, non ha modificato il suo carattere. E non ha nessuna intenzione di
trasformarsi in assassino. Lui che già subisce le angherie di una ex moglie e
del suo nuovo compagno, lui che è troppo remissivo con la figlia ventenne che
vive in casa con lui.
Lui che si fa abbindolare da un finto infermiere e da
una finta governante indiana, lui che ha paura persino del gangster nano tutto
chiacchiere e minacce da sbruffone, lui che rispetta ed ha sempre rispettato la
legge, questo uomo dal temperamento quasi vile, dovrà sottostare alla prepotenza
della Signora Carmela (mamma di Mangiacarne) e sarà costretto col passare dei
giorni a diventare un duro. Un cinico.
Un uomo capace di rendere il proprio
cuore chiuso come la pietra. Forse tutto questo per dimostrare che in ognuno di
noi ci sono tutte le sfumature e tutti i colori dell'animo umano. E che è sempre
l'occasione che ci costringe a fare delle scelte. E in quelle scelte si capisce
davvero qual è la nostra natura più profonda.
16 Novembre 2018 alle ore 21:00,
Comicissimi Fratelli di Gianfranco Gallo
con Gianfranco Gallo, Massimiliano
Gallo
La trama ruota intorno alle vicende di due fratelli
attori in un piccolo teatro partenopeo degli inizi del '900, uno dei quali
abbandona l'altro per scritturarsi nella compagnia di Eduardo Scarpetta,
tradendo dunque , dal punto di vista dell'altro, il Teatro di Tradizione in un
suo momento di calo. Il primo tempo si basa sulla rappresentazione di "Ti ho
sposato per ignoranza", la mia versione originale di un'antica farsa di Pasquale
Petito, il secondo nella recita di "Una comicissima Tragedia" testo che anni fa
scrissi ispirandomi a Francesca da Rimini di Antonio Petito. Le storie dei due
fratelli che s'intrecciano con le due messe in scena, sono il divertente e
significativo Trait d'Union di due ore esilaranti senza respiro. Volutamente non
esiste riferimento temporale se non quello molto indefinito del passaggio dal
Teatro popolare a quello borghese. In più ho di proposito mischiato le carte,
presentando come successiva la farsa del secondo tempo, che invece è precedente
a quella del primo. Tutto deve essere solo al servizio del gioco, della trama,
del divertimento. In scena con me e mio fratello Massimiliano , per rinforzare,
semmai ce ne fosse bisogno, il discorso del Teatro delle Famiglie d'Arte, anche
nostro nipote Gianluca Di Gennaro e mia figlia Bianca. Completano il cast la
bella e brava Yulija Mayarchuck e due altri attori di grande efficacia ed
esperienza.
15
e 16 Dicembre, ore 21, Colpo di scena di Carlo
Buccirosso
con Carlo Buccirosso, regia Carlo Buccirosso
In un classico
commissariato di provincia, il vice questore Armando Piscitelli, conduce da
sempre il proprio lavoro nel rispetto del più integerrimo rigore, con la
consapevolezza di svolgere le mansioni di garante dell'ordine pubblico e difesa
della sicurezza del cittadino con la tenacia e la fede di un missionario,
inviato dal cielo esclusivamente per ripulire la terra dalle nefandezze degli
uomini scellerati che minacciano la gente cristiana che vorrebbe condurre in
pace una vita serena... Nell'ufficio del paladino Armando, si barcamenano una
serie di fidi scudieri nel tentativo di debellare le barbarie di tutti i santi
giorni dall'inossidabile tartassato ispettore Murolo, ai giovani agenti rampanti
Varriale, Di Nardo e Farina, all'esperta rassicurante sovrintendente Signorelli
una sorta di cavalieri della tavola rotonda, attorno alla quale si aggirano le
insidie quotidiane della delinquenza spicciola, lontana sì dagli echi mortali
del terrorismo mondiale, ma angosciosamente vicina al respiro del singolo
cittadino, a difesa del quale il vice questore si vedrà costretto
all'inevitabile sacrificio di un capro espiatorio a lui tristemente noto, tale
Michele Donnarumma, vittima predestinata, agnello feroce dall'aspetto
inquietante, che sconvolgerà la salda religione di Piscitelli, come il più
spietato e barbaro dei saraceni! Solo allora, il paladino Armando per la prima
volta nella sua vita, cercherà conforto nel tepore degli affetti familiari,
trovando così rifugio tra le mura sicure della propria casa di montagna, dove ad
attenderlo con ansia ci saranno suo padre Marcello, ex colonnello dell'esercito
affetto da Alzheimer, Gina la sua bisbetica badante rumena, e la suadente
professoressa Cuccurullo, che con stravagante follia, degna della più classica
struttura psichiatrica, contribuiranno a far vacillare definitivamente le
sicurezze ed i sacri comandamenti di Piscitelli! E come nella più classica e
scontata sceneggiatura di una trama thriller, neppure il tepore di un sicuro
nascondiglio di montagna potrà sottrarre lo spettatore, ed il povero vice
questore, dal più classico, ma si spera imprevedibile, colpo di scena finale...
9 Gennaio, ore 21, Cosi' parlo' Bellavista di Geppy Gleijeses
con Geppy Gleijeses, Marisa Laurito, Benedetto Casillo, regia Geppy Gleijeses
In occasione del 90° compleanno di Luciano De Crescenzo, Alessandro Siani e
Geppy Gleijeses adattano per il teatro il film di culto e il romanzo "Così parlò
Bellavista". E' un omaggio doveroso, ma vivo e teatralissimo all'opera
principale di Luciano. Grande affresco corale sugli uomini d'amore e gli uomini
di libertà, lo spettacolo tenderà a riproporre le scene più esilaranti del film
come il cavalluccio rosso,la lavastoviglie", " il Banco Lotto", "la '500
tappezzata di giornali" e naturalmente il mitico contrasto tra il professor
Bellavista e il direttore dell'Alfasud Cazzaniga. Ma anche con inserti di grande
filosofia di vita di De Crescenzo, che nel cenacolo snocciolerà deliziando i
suoi discepoli. Con uno dei più grandi attori napoletani Geppy Gleijeses nel
ruolo di Bellavista, e tanti altri attori di prestigio tra cui Marisa Laurito e
Nunzia Schiano. La scenografia riprodurrà la facciata del grande palazzo di via
Foria dove fu girato il film, con scale praticabili dall'interno e vari elementi
carrellati subentranti dai lati e raffiguranti il tavolo dei pomodori, il
negozio di arredi sacri, l'ascensore, il cenacolo (questi ultimi due scenderanno
dall'alto), ecc. Con le musiche originali di Claudio Mattone e ricordando sempre
lo storico coautore di quel film: Riccardo Pazzaglia. La regia è di Geppy
Gleijeses, protagonista giovane del film, diventato poi l'artista che tutti
conosciamo. Prevediamo la presenza in alcune recite di "cammei" interpretati da
ALESSANDRO SIANI.
23 Gennaio 2019, ore 20:45, Giocando con
Orlando di Ludovico Ariosto
con Stefano Accorsi, regia Marco Baliani
Attore, regista e drammaturgo, Marco Baliani ha trasformato i 38.746 versi
dell'Orlando Furioso e le donne i cavalier, l'arme, gli amori Giocando con
Orlando, un'inedita ballata in ariostesche rime e una singolar tenzone per il
palcoscenico da condursi corpo a corpo, rima dopo rima con Stefano Accorsi.
Coincidenze, occasioni e imprevisti hanno generato questa nuova avventura, che
parte dal successo dell'edizione di Furioso Orlando e raccoglie la necessità e
la rinnovata sfida di provare a esplorare il testo in una direzione ancor più
radicale dove l'arte sublime del giullare e dell'improvvisazione fa risuonare i
corpi in scena attraversati da rime, versi, suoni, rumori trasformandoli in uno
e in tutti i personaggi e nei mostri e nelle creature magiche del celebre
cantare. Lo scorso luglio ero ad Asti racconta Baliani per la regia della
stagione estiva del Furioso Orlando ma quel giorno l'attrice Nina Savary
non è riuscita a prendere l'aereo, le scenografie non sono partite da
Napoli e c'erano più di ottocento prenotazioni. Il produttore Marco Balsamo e
gli organizzatori erano disperati, con Stefano Accorsi ci siamo messi a
tavolino: siamo andati in scena così, senza costumi e luci, improvvisando. Io,
che non conoscevo a memoria il testo, ho recitato le parti femminili e ho
riprodotto con il suono della voce tutti i rumori di scena. Lì è nata l'idea di
creare una nuova messinscena, con soltanto noi due attori in scena, tornando un
po' al fondamentalismo del mio Kohlhaas. È un nuovo esperimento, una nuova tappa
di lavoro. Stefano Accorsi sarà ancora il paladino Orlando, ma anche il cantore
che aggancia i vari episodi nel flusso della storia, Marco Baliani sarà invece
un fool, un regista in scena, pronto ad essere spalla e comprimario, a tendere
trappole e inventare strofe. Lo spettacolo parte sempre dalle due storie d'amore
principali: il paladino Orlando che insegue la bella Angelica e la guerriera
cristiana Bradamante innamorata di Ruggiero, cavaliere saraceno destinato alla
conversione, per poi moltiplicare i personaggi, creandone altri intorno, mostri
compresi, per condurli a giocare sulla corrispondenza delle rime infilate in un
ritmo galoppante, con molta improvvisazione verbale, con rime difficili da
trovare, con gesti difficili da compiere. Mimmo Paladino con i suoi celebri
cavalli, realizza la giostra per i duelli, gli amori, gli scontri e gli incontri
dei cavalieri che appaiono e scompaiono nel girotondo che il gioco impone. In un
impianto scenico firmato da Daniele Spisa si muovono i costumi di Alessandro Lai
nel disegno luci di Luca Barbati.
6 Febbraio, ore 21, Il
gabbiano di Anton Cechov
con Massimo Ranieri, regia Giancarlo Sepe
Un
affascinante incontro fra due protagonisti assoluti del teatro italiano, Massimo
Ranieri e Giancarlo Sepe, che per la prima volta insieme metteranno in scena uno
dei testi teatrali tra i più noti e rappresentati di sempre: Il Gabbiano di
Anton Cechov. Una grande produzione, un allestimento imponente, 11 attori di
ottimo livello recitativo, in un nuovo e rivoluzionario adattamento di Giancarlo
Sepe. La storia di Treplev, scrittore incompreso, del suo amore per Nina, il suo
rapporto di odio/amore con la madre Irina, un'anziana e famosa attrice, e poi
tutti gli altri splendidi personaggi con le loro intense storie scritte
magistralmente dal giovane Cechov, rivivranno in questo originale spettacolo.
Una pietra miliare del Teatro mondiale in un'inedita grande edizione! Alla prima
uscita de IL GABBIANO l'insuccesso fu pieno. L'autore già reduce da un altro
tonfo alla prima di IVANOV (che si tramutò in un successo in un'altra città),
era incredulo, stentava a capire cosa fosse successo. La sua precoce
affermazione con i suoi racconti (amati da Tolstoj) pubblicati in riviste
letterarie e no gli aveva alienato le simpatie della critica che lo tacciava di
arroganza e iattanza: Anton faceva una vita ritirata, non frequentava i salotti
e faceva il medico, aiutando la povera gente. Amava più di ogni altra cosa la
sua solitudine, arrivò a dire: vorrei incontrare una donna nella mia vita, bella
come la luna, e come la luna che si affacci di tanto in tanto, anzi sarebbe
meglio che vivesse in un'altra città. Cechov voleva capire il perché
dell'insuccesso de IL GABBIANO e chiama l'unica persona affidabile, un critico
musicale di origine francese che non aveva di che essere geloso e rivendicativo,
un uomo dalla cultura imperante nella Russia del secolo, la cultura francese, un
uomo che conosceva l'eterna armonia dei sentimenti, anche di quelli
apparentemente contrastanti, Marcel, questo il suo nome, legge davanti a Cechov
il suo testo e alla fine si sprigiona in un'esegesi, un'analisi spregiudicata
del testo e la messinscena parte come una emanazione spontanea dalle sue parole
che diventano battute del testo e frasi di canzoni meravigliose di cui lui solo
ne possiede il segreto interpretativo. Musica e Cechov un connubio che sa di
favola e di miracolo, la commedia arriva a toccare il suo cuore come quando
l'aveva scritta.
19 e 20 Febbraio, ore 21, Misantropo di Moliere
con Giulio Scarpati, Valeria Solarino, regia Nora Venturini
Il Misantropo è
la storia di un uomo che vuole avere un incontro decisivo con la donna che ama e
che alla fine di un'intera giornata non ci è ancora riuscito. Le parole con cui
Louis Jouvet riassumeva il capolavoro di Molière, quando le ho lette per la
prima volta, mi hanno fatto sorridere, interpretandole come una battuta ironica
del grande uomo di teatro. In realtà colgono un elemento niente affatto
riduttivo e spesso trascurato o messo in ombra a favore del tema politico
dell'uomo onesto e sincero in lotta contro la corruzione e l'ipocrisia della
società. L'aspetto privato, in questo capolavoro che si muove sempre in
equilibrio tra commedia e tragedia, è altrettanto importante dal punto di vista
teatrale, di quello sociale, perché ne evidenzia il fattore umano, e dalla corte
del re Sole lo porta dritto a noi. Nella sua urgenza di parlare con Célimène,
che gli sfugge e evita il confronto, nel suo bisogno di chiarirsi, di fare
piazza pulita di ogni ambiguità, Alceste è un personaggio estremamente moderno.
È un uomo che in modo vagamente masochista si ostina ad amare la donna
sbagliata, quella che è il suo opposto in tutto, nello stile di vita, nella
visione etica, nel senso dell'amicizia e dei rapporti sociali. E lo stesso vale
per Celimene nei confronti di Alceste, quando dichiara di preferirlo agli altri
pretendenti. È proprio la loro differenza la molla che li spinge uno verso
l'altra: signora dei salotti lei, mondanamente attorniata dalla sua corte,
intellettuale duro e puro lui, rigido negli scontri filosofici con l?amico
Filinte, così assoluto da apparire eroico, e nello stesso tempo ridicolo.
Attorno a loro, a raccontarci il mondo che Alceste detesta e Celimene
padroneggia, un carosello di prototipi umani, parodie attualissime dei vizi e
dei difetti dell'alta società. Allora se Alceste è nostro contemporaneo nella
sua indignazione impotente e donchisciottesca contro la falsità e la corruzione,
sono nostri contemporanei, tragici e comici insieme, anche Alceste e Celimene
come coppia sentimentalmente impossibile: non si capiscono ma si amano, si
sfuggono ma si cercano, si detestano ma si desiderano. Sono un uomo e una donna
di oggi, con torti e ragioni equamente distribuiti, protervi nel non cedere alle
richieste dell'altro, non disposti a rinunciare alle proprie scelte di vita, in
perenne conflitto tra loro. Nei loro difetti possiamo a turno ritrovarci e
riconoscerci; e ne ridiamo, guardandoci allo specchio. Due protagonisti di una
commedia amara in cui non è previsto l'happy end.
15 Marzo,
ore 21, I fiori del latte di Edoardo
Tartaglia
con Biagio Izzo, regia Giuseppe Miale Di Mauro
"I Fiori del
latte" è il nome di un caseificio campano di prossima apertura scelto tra un
inconsapevole rimando baudelairiano e un più probabile errore di declinazione
(Ma esisterà mai il plurale del fiordilatte? E allora le mozzarelle, le provole,
le ricotte, le scamorze??). Un nome che è tutto un programma per quello che sarà
?? il fior fiore dei fiori all'occhiello di Casaldisotto Scalo!?? Un caseificio
modernissimo, in linea con le nuove tendenze ecologiche, una sorta di vera e
propria oasi biologica. Tutti prodotti assolutamente naturali, genuini, puri.
Bufale allevate secondo rigorosissimi metodi naturali; di mangimi animali
neanche l'ombra; pascoli incontaminati? Questo il progetto, nuovo ed antico, di
Aniello Scapece: anni di sacrifici, impegni, fatiche, aspirazioni che,
finalmente, sembrano vedere la luce. Ma Un bidone arrugginito! Inopinatamente
dissepolto da un cane fin troppo vivace, proprio lì, vicino al recinto delle
bufale. Sospetto. Molto sospetto. Troppo! Che fare?? Approfondire? Denunciare?
Verificare? Andare fino in fondo? Col rischio di veder naufragare il desiderio
di una vita? Oppure sottrarsi a quell'imperativo morale che seppur non
categorico, ma solo sonnecchiante, pur sempre alberga nel più profondo del cuore
di ognuno. Quando il desiderio legittimo cessa di essere una aspirazione sana e
trascolora verso le cupe tinte della cupidigia, della ambizione, della bramosia.
Quando la capacità di far tacere la propria coscienza per il raggiungimento di
posizioni di potere, siano esse economiche, politiche o sociali (ove mai
esistesse ancora in una società plutocratica una possibilità di distinguo) Ecco
che la commedia rischia di trasformarsi in Tragedia. Per ritornare a tratti
addirittura Farsa, laddove si lasci al personaggio medesimo, lo spazio per far
venire fuori tutta la sua inadeguatezza a fronteggiare un destino più grande di
lui. Tra il Joe Keller di "Erano tutti figli miei" di Arthur Miller (anche qui,
forse, la sua yùbis rischierà di ricadere su di un figlio come ineluttabile
nemesi) ed il Peppino Lo Turco de "La banda degli Onesti" (la cui irresistibile
e goffa cialtroneria ce lo rende commovente), Aniello Scapece viene a rendere
testimonianza di come, oggi più che mai, il vero eroe per caso rimarrebbe chi,
lontano da ogni retorica ribalta, si opponesse in silenziosa solitudine alle
lusinghe ed al miraggio di un qualsivoglia potere, con rinunce tanto più
meritevoli e dolorose quanto meno ostentate ed esibite. In omaggio al monito di
Giovenale: "Nessun uomo colpevole potrà sottrarsi mai al tribunale della sua
coscienza".
30 Marzo, ore 21, Cavalli di ritorno 2.0, di
Cassini, Verde, Rivieccio, Puca
con Gino Rivieccio, regia Gino Rivieccio
Cosa accadrebbe se a un attore venisse rubata la sua identità? E come vi
comportereste se il delinquente entrando nella vostra privacy si vantasse di
avervi incastrato e vi obbligasse a fare quello che lui vuole? E' quello che
succede in teatro a Gino Rivieccio la cui vita viene presa di mira on line da un
fan che si impadronisce dei suoi dati e del suo profilo per sbeffeggiarlo e
ricattarlo davanti agli occhi di tutti. E il nostro protagonista non può neppure
ribellarsi, perché altrimenti il ladro minaccia di farlo sparire dal web e da
tutto quello che si può gestire attraverso la rete: ovverossia l'universo. Sono
questi ed altri ancora gli ingredienti del nuovo spettacolo di Gino Rivieccio
scritto dalla coppia Riccardo Cassini e Gustavo Verde con la collaborazione di
Gianni Puca e dello stesso Rivieccio che ne firma anche la regia. Insomma dopo i
cavalli di razza, i cavalli dei pantaloni, i cavalli di Troia e i cavalli di
battaglia è il momento di ridere e divertirsi con i "Cavalli di ritorno".
Orario botteghino dal lunedì al sabato 10.00 - 13.00 solo lunedì e giovedì
anche 17.00 - 20.00
Teatro Garibaldi, Corso Giuseppe Garibaldi, 78, Santa
Maria Capua Vetere CE
Telefono: 0823 799612