Per le strade degli antichi
quartieri di Casertavecchia, Casola, Pozzovetere e Sommana si snoda, ogni
Venerdì Santo, la tradizionale processione , che lì ha radici così
lontane da riuscire impossibile stabilirne una data certa d’inizio.
Accanto alla statua della
Madonna Addolorata e del Gesù morto, portate a spalla dalle sorelle della
Congrega dell’Addolorata, le voci dei cantori scandiscono il lento
cammino dei cento e più figuranti. Tutti essi vivono profondamente i
rispettivi personaggi: Erode, Erodiade, Salomé, Giovanni Battista, la
Maddalena, Lazzaro, le Marie e le pie donne, il Sinedrio con Anna e Caifa
e gli Anziani del popolo, i Centurioni ed i soldati, Ponzio Pilato, san
Pietro con gli Apostoli, Giuda, il samaritano, la Veronica, Barabba ed i
due ladroni, il popolo e Gesù a Gerusalemme, Gesù legato, Gesù verso il
Calvario, con la croce: tutti con la stessa commossa partecipazione.
E la gente degli antichi Quartieri, che fa commossa ala al lungo corteo,
è tanto presa dalla Sacra rappresentazione da trasformare lo “spettacolo”
in manifestazione di fede.
Il culmine del
coinvolgimento emotivo e spirituale è raggiunto nella scena finale della
deposizione del Corpo di Gesù nel sepolcro, proprio al calare delle prime
ombre della sera.
La partecipazione è così
intensa che non è raro vedere qualcuno che, lì davanti, si genuflette,
segnandosi con il segno della Croce. La “madre” Maria è in ginocchio
davanti al “Figlio morto” mentre il popolo dei fedeli, ordinato e
commosso, sfila lentamente davanti al “sepolcro”.
Il ritrovato spirito di
partecipazione attiva alle sofferenze di nostro Signore Gesù si manifesta
anche nei Casali a valle, con la ricca frequentazione e partecipazione
della Via Crucis, svoltasi in ogni parrocchia. Il rito della Via Crucis,
oltre a piena manifestazione di fede, non infrequentemente diventa sacra
rappresentazione per l’ambiente e/o il modo in cui si svolge.
E’ quanto avviene, ad
esempio, a Sala, dove la Via Crucis da anni si svolge alla luce di
tremolanti fiaccole per gli antichi vicoli, non toccati dal traffico che
sempre impazzisce ed ingiuria via Ponte. Essi, antichi, hanno nomi carichi
di storia: via delle Frange, via dei Tintori, via Monticello, via Taverna,
via Terra Grande, via Chianale, viella Santabarbara. Cortili che non si
aprivano all’esterno da troppo tempo, sono così rivisitati dai salesi,
che lì ritrovano momenti della passata infanzia, o vengono scoperti per
la prima volta dai loro figli e da quanti vivono nei nuovi parchi
residenziali del Casale.
Ed i fedeli, sempre più
numerosi, si raccolgono -salmodiando, pregando e tenendosi per mano-
accanto agli altarini delle “stazioni” lì approntati, rispondendo
solleciti alle invocazioni, preghiere e riflessioni degli animatori, che
li guidano dall’”orto del Getsemani al monte Calvario” e poi al “sepolcro”,
dove si innalza l’antico canto di dolore e di speranza “Tomba, che
chiudi in seno Il tuo Signor già morto Sin ch’Ei non sia risorto, non
partirò da te”.
Le “stazioni finali della
Via Crucis trovano, poi, nel sassoso e buio tratto finale di una viella,
rischiarato solo dalle fiaccole che accompagnano la Croce santa, l’ambientazione
ideale per ricordare le sofferenze di Cristo lungo la strada che portava
al Calvario.
Questi riti della settimana
Santa, tanto radicati nella esperienza di fede e coinvolgenti sia dal
punto di vista spirituale che di quello sociale, costituiscono da sempre
un momento di aggregazione e di riconoscimento della propria identità
delle nostre antiche comunità.
Fotografie e articolo di
Lorenzo Di Donato /
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