El Estudiante

La teoria del tutto

La tratttiva

Mommy

 

Caserta Film Lab: eventi

Caserta - Gennaio 2015

Comunicato stampa

Appuntamenti
Mercoledì 7, El Estudiante - Lo studente di Santiago Mitre
Con Esteban Lamothe, Romina Paula, Ricardo Felix, Valeria Correa Titolo originale El Estudiante. Drammatico, durata 110 min.
Roque Espinosa arriva a Buenos Aires da una città di provincia e si iscrive per la terza volta all'Università. Dopo Arte ed Economia ora è la volta di Scienze Politiche. Il fermento politico studentesco non sembra attrarlo fino a quando ad attirare la sua attenzione è una giovane assistente, Paula, con la quale inizia una relazione. Coinvolto nella campagna per le elezioni al rettorato compirà un'ascesa non priva di compromessi.
Santiago Mitre al suo primo lungometraggio (Vincitore del Premio Speciale della Giuria al Festival di Locarno nella Sezione "Cineasti del presente" nonché di innumerevoli altri riconoscimenti andati meritatamente anche ai due giovani protagonisti) propone un film che incide nel corpo vivo delle dinamiche politiche dell'Argentina. Mette al centro della vicenda un personaggio che finisce con il simboleggiare le contraddizioni dell'universo studentesco argentino frazionato in innumerevoli sigle politiche.
Roque è apparentemente un 'uomo senza qualità' attratto solo da storie da una notte e via. Quando però vede in Paula la possibilità di una relazione più stabile viene anche attratto dal suo modo di partecipare alla vita politica. Ecco allora che dall'indifferenza per l'impegno sociale, sostenuta dal qualunquistico 'sono tutti uguali', passa a un coinvolgimento sempre più attivo divenendo passo dopo passo uno 'yes man' che finisce con il diventare indispensabile per il comitato elettorale. Mitre, con una macchina da presa che pedina il suo protagonista nei corridoi e nelle aule i cui muri sono invasi da slogan e proclami, è consapevole di star parlando ai propri connazionali che sanno come distinguere sigle e posizioni ideologico-politiche ma vuole anche fare un discorso che vada al di là dei confini dell'Argentina.
Ci riesce rendendo originale quel percorso di perdita dell'innocenza che più volte letteratura e cinema ci hanno proposto. Non teme di far uso di una voce narrante quando gli serve sottolineare alcuni elementi ma, soprattutto, sa come muoversi su quell'insidioso crinale che si situa tra il privato e il pubblico. Se, una volta giunti alla fine del film con la scelta che Roque deve compiere, si torna a pensare alle immagini che marcano i titoli di testa ci si accorge immediatamente di quanto il regista e sceneggiatore Mitre abbia lavorato con grande sensibilità su questi due versanti.
Lunedì 12, anteprima nazionale de "La teoria del tutto" di James Marsh - candidato come Miglior Film ai Golden Globe
Nomination ai Golden Globe per il miglior film, miglior interpretazione maschile e femminile.
Un film di James Marsh. Con Eddie Redmayne, Felicity Jones, Charlie Cox, Emily Watson, Simon McBurney. Titolo originale The Theory of Everything. Biografico, Durata 123 min. - Gran Bretagna 2014. - Uscita giovedì 15 gennaio 2015.
Università di Cambridge, 1963. Stephen è un promettente laureando in Fisica appassionato di cosmologia, "la religione per atei intelligenti". Jane studia Lettere con specializzazione in Francese e Spagnolo. Si incontrano ad una festa scolastica ed è colpo di fulmine, nonché l'inizio di una storia d'amore destinata a durare nel tempo, ma anche a cambiare col tempo. Del resto il tempo è l'argomento preferito di Stephen, che di cognome fa Hawking, e lascerà il segno nella storia della scienza. In particolare, l'uomo persegue l'obiettivo scientifico di spiegare il mondo, arrivando ad elaborare la formula matematica che dia un senso complessivo a tutte le forze dell'universo: quella "teoria del tutto" che dà il titolo al film. La teoria del tutto però non si concentra sull'aspetto accademico o intellettuale della vita di Hawking ma privilegia l'aspetto personale e l'evoluzione parallela di due forze dell'universo: l'amore per la moglie e i figli, e la malattia, quel disturbo neurologico che porterà al graduale decadimento dei muscoli dello scienziato e lo confinerà su una sedia a rotelle. La contrapposizione di vettori riguarda anche le convinzioni ideologiche di Stephen e Jane: lui crede solo alle verità dimostrabili, lei nutre una profonda fede in Dio.
Dal regista James Marsh, premio Oscar per lo splendido documentario Man on Wire,
Martedì 20 e Mercoledì 21, "La trattativa" di Sabina Guzzanti - Martedì 20 ospite in sala Sabina Guzzanti
L’evento, organizzato in collaborazione con l’associazione Caserta Film Lab e con il movimento Agende Rosse di Salvatore Borsellino in Campania, si propone di offrire una riflessione critica su uno dei temi più spinosi che ha tenuto banco sulla scena politica italiana nel 2014: la presunta trattativa Stato-mafia. Il film, presentato fuori concorso all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, ricostruisce un ventennio di storia del nostro Paese e lo fa attraverso materiali di repertorio, interviste inedite, docu-fiction, sequenze realizzate ad hoc con un gruppo di attori molto bravi tra i quali spiccano Ninni Bruschetta, Claudio Castrogiovanni e Sergio Pierattini. Irriverente, coraggioso, a tratti satirico, ‘La Trattativa’ parte dai documenti - intercettazioni, atti processuali, testimonianze di pentiti – e li mette in scena con uno sguardo che è al tempo stesso di denuncia e di farsa. Si ispira al cinema di Petri e Rosi, Sabina Guzzanti, senza tuttavia rinunciare ad una ricostruzione di tipo brechtiano. L’autrice e protagonista incontrerà il pubblico in sala subito dopo la proiezione. ‘La Trattativa’ sarà proiettato al Duel Village anche mercoledì alle ore 17,45 .
LA TRAMA
Un gruppo di lavoratori dello spettacolo, capitanatato da Sabina Guzzanti, decide di mettere in scena le vicende controverse relative alla cosiddetta "trattativa", quella che sarebbe intercorsa tra Stato e mafia all'indomani della tragica stagione delle bombe. In un teatro di posa, dunque, il gruppo ricostruisce, nei modi di una "fiction giornalistica", i passaggi fondamentali di una vicenda complessa e piena di omissis che inizia dall'uccisione di Falcone e Borsellino fino ad arrivare al processo che vede sul banco degli imputati, fianco a fianco, politici e mafiosi. Vent'anni di storia italiana: l'uccisione di Salvo Lima, il maxi processo, la strage di Capaci, l'uccisione di Borsellino, le bombe a Roma, Firenze, Milano, la fallita strage allo Stadio Olimpico... con i suoi discussi protagonisti: Riina, Provenzano, Ciancimino padre e figlio, Caselli, i capi del Ros Mori e Subrani, Napolitano, Mancino, Scalfaro, i pentiti, Gaspare Spatuzza, Mutolo, Dell'Utri, Mangano... e Berlusconi, ovviamente, quello vero e quello fatto dalla Guzzanti.
Domenica 25 gennaio ore 10.00 "Mommy" di Xavier Dolan
Con Anne Dorval, Suzanne Clément, Antoine-Olivier Pilon - Drammatico - Durata 140 min. - Francia, Canada 2014.
Diane è una madre single, una donna dal look aggressivo, ancora piacente ma poco capace di gestire la propria vita. Sboccata e fumantina, ha scarse capacità di autocontrollo e ne subisce le conseguenze. Suo figlio è come lei ma ad un livello patologico, ha una seria malattia mentale che lo rende spesso ingestibile (specie se sotto stress), vittima di impennate di violenza incontrollabili che lo fanno entrare ed uscire da istituti. Nella loro vita, tra un lavoro perso e un improvviso slancio sentimentale, si inserisce Kyle, la nuova vicina balbuziente e remissiva che in loro sembra trovare un inaspettato complemento.
C'è spazio per una persona sola nei fotogrammi di Mommy. Letteralmente.
Il formato scelto da Xavier Dolan per il suo nuovo film infatti è più stretto di un 4:3. Inusuale e con un altezza leggermente maggiore della larghezza, costringe a prevedere una persona sola in ogni inquadratura o a strizzarne due per poterle guardare da vicino. Come un letto a una piazza. Attraverso questa visione simile a una gabbia, Dolan racconta di nuovo di un figlio e una madre, cercando di cogliere una complessità inedita nella storia della rappresentazione di questo rapporto al cinema e finendo per creare tre personaggi lontani da qualsiasi paragone o altri esempi già visti, che si presentano come destinati all'infelicità sebbene condannati a provare a sfuggirgli. Intrappolati in un formato claustrofobico, non gli rimane che sognare la libertà e serenità di un irraggiungibile 16:9.
Nonostante infatti un inizio di gran ritmo e divertimento, lentamente i medesimi eccessi che suscitano risate diventano una catena. Le battute e le interazioni non cambiano ma dal ridicolo si passa alla compassione quando da un livello superficiale di osservazione si entra dentro alla famiglia e ciò che ci appariva divertente si trasforma in un inferno. E' solo una delle tante piccole raffinatezze di questo quinto film di Xavier Dolan, sempre caratterizzato dalla volontà di non negarsi il piacere della sottolineatura (i consueti ralenti, il gioco con i formati, l'uso di musiche molto note) in storie che nulla hanno di normale. La grande dote del cineasta ragazzino è di immaginare archi narrativi diversi da quelli cui siamo abituati, storie che cercano il coinvolgimento senza ricorrere al consueto ma anzi stimolando curiosità nuove, e di saper condire tutto ciò con una capacità di generare immagini come pochi altri sanno inventare. Steve che zittisce la madre mettendole una mano sulla bocca e poi bacia il dorso della mano stessa frapposta tra le loro labbra è un momento di inusitata forza, perfetto per chiarire d'un colpo il loro rapporto fatto di soprusi e violenza che alimentano e rendono difficile comunicare amore.
Dolan ha il merito indubbio di cercare le sensazioni forti unito al pregio di trovarle, fa di tutto per strappare lacrime ed è quindi molto difficile non commuoversi di fronte ad un certo pietismo per l'illusoria ricerca di un'impossibile felicità che anima le speranze dei personaggi. Confondere il desiderio di catarsi di un'autore che sa picchiare come un pugile professionista con il bieco arruffianamento del pubblico sarebbe però una prospettiva miope incapace di comprendere il più bel film passato al Festival di Cannes.
Martedì 27 e Mercoledì 28, "Pride" di Matthew Warchus
Trascinante, socialmente impegnata, spassosa e commovente, Pride è la commedia dell'anno. Da una parte alcuni ragazzi gay di Londra, esuberanti e intraprendenti. Dall'altra i minatori delle remote compagne gallesi, in sciopero serrato e duro contro il governo Tatcher. Anno: il 1984, diciassette anni dopo l'abolizione del reato di sodomia in Galles e Inghilterra e cinque anni dopo la medesima decriminalizzazione in Scozia. Cosa può unire queste due compagini apparentemente tanto agli antipodi? Un'insperata, improbabile, rischiosa e bellissima amicizia.
Il britannico Matthew Warchus, alla regia, mescola con intelligenza cronaca, umorismo, valori universali, meritando gli applausi a fine proiezione.
Pride al Festival di Cannes ha vinto la Palma Queer e ha appena ricevuto la nomination ai Golden Globe 2015 come migliore commedia

Multicinema Duel, via Borsellino, Caserta

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